Papa Francesco ha indetto un sinodo dei vescovi di tutto il mondo nel 2025, e ha chiesto a tutte le conferenze episcopali di preparare questo appuntamento con una tappa di ascolto capillare dei fedeli e una di confronto tra di loro, prima di arrivare all’assise plenaria con lui a Roma.
La sinodalità che egli chiede di praticare e di esercitare nella Chiesa significa proprio questo dal greco: camminare insieme, strada condivisa. Perché non si vada in ordine sparso, ma ci sia una reale comunione nella meta come nel percorso, è necessario annodare tanti fili, perché già di per sé il peccato ci incoraggia a dividerci, ma il tempo della pandemia ha pesantemente frammentato il tessuto sociale della Chiesa e del mondo. Per poter riconnettere le cose interrotte ci vuole la pazienza dell’ascolto. I pastori devono avere la pazienza di ascoltare i loro fedeli, prima di prendere decisioni; tra di loro i pastori devono ascoltarsi, per esprimere un cammino condiviso; da ultimo abbiamo la fortuna nella Chiesa Cattolica di avere un vincolo di unità e di comunione nel vescovo di Roma, che offre il suo ministero proprio perché la Chiesa di Cristo possa essere un cuore solo e un’anima sola. Il progetto di papa Francesco è certamente ambizioso, e con la forza della sua autorità chiede a tutte le Chiese la stessa cosa. Ringraziando il cielo non sono discorsi nuovi, perché percorsi sinodali a Bologna sono avviati da anni, non solo per gli storici organismi di partecipazione come i consigli pastorali, ma anche per più recenti cammini, come la zona pastorale, nelle cui assemblee abbiamo delineato indirizzi di evangelizzazione e metodi sinodali che, nonostante la pandemia, cerchiamo di portare avanti. Il Signore ci conceda di perseverare in questo: i fedeli a non sottrarsi al coinvolgimento; il parroco all’ascolto di tutti.