È Luca (Lc 2,7) che ci ricorda l’affollamento della casa di Giuseppe a Betlemme, circostanza che porta Maria a trovare più discrezione e più comfort nella stalla che non in casa. Questa difficoltà di accoglienza iniziale diventa una profezia della vita di Cristo e della sua fatica a trovare accoglienza nei cuori. Sempre Luca ricorderà un altro rifiuto, quando i Nazaretani cacciano Gesù dalla città, fino alla minaccia di gettarlo da un dirupo (Lc 4,29). “Venne tra i suoi e i suoi non l’hanno accolto (Gv 1,11)”, sintetizza Giovanni nel suo celebre prologo.
Ma sempre Giovanni ci dice che invece “a quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12).
Abbiamo dunque speranza di offrire l’accoglienza giusta al Signore che viene, per ricevere la grazia di diventare anche noi come lui figli di Dio.
Una casa dunque, perché abiti anche oggi in mezzo a noi colui che dona la pace e la vita al mondo intero. Cerchiamo di fare spazio a lui nel nostro cuore e nella nostra vita. Non solo personalmente ma anche insieme, come popolo, cerchiamo di essere la “casa di Dio nel mondo”. Dopo tutto il senso della Chiesa è questo: offrire presenza del Signore Gesù, sua visibilità, perché sia accessibile anche oggi.
Noi, Santa Maria di Fossolo, siamo Chiesa, sia “casa di Dio in questa fetta di mondo e lo siamo da 9 secoli! È un dono e una responsabilità di tutti, perché la luce di Cristo illumini le tenebre anche di oggi, attraverso l’azione di tutti noi. Siamo infatti “luce del mondo”, insegna il Vangelo (Mt 5,14) perché siamo “figli della luce” (Ef 5,8), per offrire il nostro servizio a tutti, collocati per fare luce a quanti condividono questo nostro mondo. E non è che manchi la necessità di fare luce anche tra le tenebre di questo nostro tempo. Non manca però la luce, perché nel Natale “venne nel mondo la luce vera” (cfr. Gv 1,9). Occorre allora che noi siamo più fedeli a lui e alla nostra vocazione, che la nostra accoglienza sia più sincera e la nostra appartenenza ecclesiale più operosa.