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GIUBILEO DELLA PARROCCHIA

C’è Chiesa a Fossolo, e c’è da molto tempo. Un gruppo stabile di discepoli di Gesù Cristo abita questa terra da 9 secoli. Radunato da un prete della Chiesa di Bologna si trova per ascoltare il Vangelo, professare la propria fede, celebrare l’Eucaristia, annunciare il Regno di Dio. C’era 900 anni fa quando il 31 gennaio 1122 veniva consacrata la prima chiesa parrocchiale, c’è oggi 2022, quando si raduna per festeggiare il suo Signore Gesù. Certamente la pandemia ha compromesso le iniziative che avevamo in mente da anni per questo appuntamento, alcune facendole saltare, altre rimandandole. Ma a stare nel tempo degli uomini succede così, che si attraversano le tribolazioni di tutte le generazioni. Questa non è la prima pestilenza che in 9 secoli la Chiesa di Fossolo ha visto! Ci adattiamo facendo quello che si può e aprendo il X secolo con tanta speranza nel Signore. Accanto agli appuntamenti che possiamo fin d’ora segnalare, legati alla data di anniversario, ci piacerebbe prendere sul serio la sinodalità che il papa richiede alla Chiesa. Il parroco desidera nei prossimi mesi incontrare tutti i parrocchiani, per ascoltare e riannodare vincoli che il tempo e l’emergenza sanitaria hanno forse logorato. Abbiamo un precedente per il Congresso eucaristico del 2017: in quella occasione don Stefano visitò gruppi parrocchiali e vari circoli di persone, per un momento di ascolto, che permise a tutti di conoscersi e di prendere la parola. Speriamo di poter ripetere l’esperienza e di migliorarla.

Venerdì 28 gennaio: ore 21 liturgia penitenziale
Sabato 29 gennaio: ore 21 veglia di preghiera
Domenica 30 gennaio: ore 16 assemblea parrocchiale, a seguire e Primi vespri della dedicazione della chiesa
Lunedì 31 gennaio: ore 18.30 S. Messa della dedicazione della chiesa
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UNA CASA PER LA LUCE DEL MONDO

È Luca (Lc 2,7) che ci ricorda l’affollamento della casa di Giuseppe a Betlemme, circostanza che porta Maria a trovare più discrezione e più comfort nella stalla che non in casa. Questa difficoltà di accoglienza iniziale diventa una profezia della vita di Cristo e della sua fatica a trovare accoglienza nei cuori. Sempre Luca ricorderà un altro rifiuto, quando i Nazaretani cacciano Gesù dalla città, fino alla minaccia di gettarlo da un dirupo (Lc 4,29). “Venne tra i suoi e i suoi non l’hanno accolto (Gv 1,11)”, sintetizza Giovanni nel suo celebre prologo.
Ma sempre Giovanni ci dice che invece “a quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12).
Abbiamo dunque speranza di offrire l’accoglienza giusta al Signore che viene, per ricevere la grazia di diventare anche noi come lui figli di Dio.
Una casa dunque, perché abiti anche oggi in mezzo a noi colui che dona la pace e la vita al mondo intero. Cerchiamo di fare spazio a lui nel nostro cuore e nella nostra vita. Non solo personalmente ma anche insieme, come popolo, cerchiamo di essere la “casa di Dio nel mondo”. Dopo tutto il senso della Chiesa è questo: offrire presenza del Signore Gesù, sua visibilità, perché sia accessibile anche oggi.
Noi, Santa Maria di Fossolo, siamo Chiesa, sia “casa di Dio in questa fetta di mondo e lo siamo da 9 secoli! È un dono e una responsabilità di tutti, perché la luce di Cristo illumini le tenebre anche di oggi, attraverso l’azione di tutti noi. Siamo infatti “luce del mondo”, insegna il Vangelo (Mt 5,14) perché siamo “figli della luce” (Ef 5,8), per offrire il nostro servizio a tutti, collocati per fare luce a quanti condividono questo nostro mondo. E non è che manchi la necessità di fare luce anche tra le tenebre di questo nostro tempo. Non manca però la luce, perché nel Natale “venne nel mondo la luce vera” (cfr. Gv 1,9). Occorre allora che noi siamo più fedeli a lui e alla nostra vocazione, che la nostra accoglienza sia più sincera e la nostra appartenenza ecclesiale più operosa.
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“SINODO” È IL NOME DELLA CHIESA

Papa Francesco ha indetto un sinodo dei vescovi di tutto il mondo nel 2025, e ha chiesto a tutte le conferenze episcopali di preparare questo appuntamento con una tappa di ascolto capillare dei fedeli e una di confronto tra di loro, prima di arrivare all’assise plenaria con lui a Roma.
La sinodalità che egli chiede di praticare e di esercitare nella Chiesa significa proprio questo dal greco: camminare insieme, strada condivisa. Perché non si vada in ordine sparso, ma ci sia una reale comunione nella meta come nel percorso, è necessario annodare tanti fili, perché già di per sé il peccato ci incoraggia a dividerci, ma il tempo della pandemia ha pesantemente frammentato il tessuto sociale della Chiesa e del mondo. Per poter riconnettere le cose interrotte ci vuole la pazienza dell’ascolto. I pastori devono avere la pazienza di ascoltare i loro fedeli, prima di prendere decisioni; tra di loro i pastori devono ascoltarsi, per esprimere un cammino condiviso; da ultimo abbiamo la fortuna nella Chiesa Cattolica di avere un vincolo di unità e di comunione nel vescovo di Roma, che offre il suo ministero proprio perché la Chiesa di Cristo possa essere un cuore solo e un’anima sola. Il progetto di papa Francesco è certamente ambizioso, e con la forza della sua autorità chiede a tutte le Chiese la stessa cosa. Ringraziando il cielo non sono discorsi nuovi, perché percorsi sinodali a Bologna sono avviati da anni, non solo per gli storici organismi di partecipazione come i consigli pastorali, ma anche per più recenti cammini, come la zona pastorale, nelle cui assemblee abbiamo delineato indirizzi di evangelizzazione e metodi sinodali che, nonostante la pandemia, cerchiamo di portare avanti. Il Signore ci conceda di perseverare in questo: i fedeli a non sottrarsi al coinvolgimento; il parroco all’ascolto di tutti.